- Angolo di mura. E’ l’angolo inferiore della vela, dove si trovano le carrucole del caricabasso
- Antisdrucciolo. Sulla coperta della tavola è applicato del materiale che la rende rugosa costituito da polvere silicea finissima e verice trasparente. Negli anni tende ad usurarsi e la tavola diviene scivolosa. In vendita si trovano kit per riapplicarlo senza difficoltà: basta avere un compressore per l’applicazione
- Balumina. In termini aerodinamici è il bordo di uscita della vela. Molto più semplicemente è il lato della vela da cui fuoriescono i terminali delle stecche.
- Balumina negativa. La balumina si dice negativa quando ha forma concava. La maggior parte delle vele orientate alla velocità presenta questa forma
- Bugna (e angolo di b.). La b. è la parte finale del boma che, tramite una cima, viene fissata alla vela sull’angolo di b.
- Bump ‘n Jump. Vedi convertibile.
- Camber (o c. inducer). Particolare forcella applicata su alcune stecche in corrispondenza della tasca d’albero che ha lo scopo di dare alla vela un profilo alare più accentuato e stabile rispetto
- Carena. Superfici inferiori della tavola. Sono quelle bagnate.
- Caricabasso. E’ il meccanismo attraverso cui tensionare la tasca d’albero sull’albero stesso. E’ normalmente composto da una serie di carrucole che realizzano un paranco.
- Chop. Onda corta generata dal vento. Presenta fianchi molto scoscesi che offrono delle naturali rampe per saltare anche in condizioni definite di “acqua piatta”.
- Clark Foam. E’ la marca più famosa dei pani di poliuretano con cui venivano realizzate le tavole custom in resina poliestere. Presentano due regoli di legno che attraversano il pane in tutta la lunghezza.
- Close the Gap. Con questa frase si indica il gesto con cui, in andatura, si porta la base della vela a sfiorare la coperta al fine di impedire al vento di sfuggire nello spazio fra la tavola e la vela. Le vele orientate alla velocità in genere presentano una forma che favorisce questo gesto, viceversa per le vele wave.
- Constant curve. Alberi a curvatura costante. Dalla metà degli anni ’90 la totalità delle vele è progettata per questo tipo di alberi pertanto oggi è scomparso ogni riferimento al tipo di curvatura degli alberi. Prima di questa standardizzazione esistevano anche alberi flex top nei quali, appunto, la curva era più pronunciata in alto.
- Convertibile (tavola). Termine desueto che indica una tavola di compromesso in grado di far divertire sia in condizioni wave che in condizioni slalom. Queste tavole consentono di portare un ampio range di vele abbinando un paio di pinne di dimensioni diverse
- Coperta. Superfici superiori della tavola normalmente coperte da uno strato di anti-sdrucciolo.
- Cruising. Vedi freeriding Custom (tavole c.). Un custom è una tavola prodotta in modo artigianale. Non è necessariamente un pezzo unico anche se, in senso letterale, dovrebbe trattarsi di una tavola realizzata secondo specifiche del cliente .
- Deriva a scomparsa. Alcune tavole sono dotate di deriva mobile. Nella posizione a 0° la deriva rientra completamente nella scassa e fa il filo con la carena…di fatto scompare.
- Dislocamento (navigazione in d.). Condizione di navigazione in cui il sostentamento verticale dello scafo è garantito solo dalla spinta di
- Archimede.Molto più semplicemente: navigazione in assenza di planata.
- Easy rigg. Strumento necessario per impugnare le cime con lo scopo di tensionarle senza farsi male alle mani. Si veda la pagina dedicata.
- Egg shaped. All’inizio degli anni ’90, il design delle tavole venne rivoluzionato: il volume venne concentrato sotto i piedi ovvero arretrato e le prue, di conseguenza, divennero più sottili (no nose, letteralmente “senza prua”). Siccome questa operazione venne effettuata sia in sezione longitudinale quanto nell’outline, le tavole assunsero una forma a goccia o “a uovo” che le rendeva molto diverse da quanto visto fino a quel momento. L’eredità di questa innovazione è presente anche nelle tavole odierne seppur con minore esasperazione.
- Epossidica (resina). Resina utilizzata nelle tavole con pane in styrofoam o polistirolo. Tutte le tavole odierne devono essere riparate con questo tipo di resina. Rispetto alla poliestere catalizza in tempi molto più lunghi ma presenta ritiro bassissimo ed elevata impermeabilità
- Epoxy. Vedi epossidica
Flex top. Tipo di curvatura degli alberi. Questo tipo di alberi ha maggiore flessibilità nella parte alta. Sono scomparsi da quando tutti costruttori di vele si sono uniformati al constant curve - Freeride (attrezzature). Attrezzature orientate alla velocità ma senza esasperazioni tecnologiche. Gli attrezzi di questo genere consentono ottime prestazioni nei bordi e non richiedono doti fisiche e tecniche particolarmente spinte.
- Freeriding. Modo di navigare in cui si predilige la velocità, i bordi lunghi e in generale il gusto della planata e delle strambate in mare aperto.
- Luff. Sulle vele viene riportata questa lunghezza. Essa corrisponde alla lunghezza della tasca d’albero. Pertanto facendo riferimento alle indicazioni riportate sulla vela:
- MAST – LUFF = LUNGHEZZA PROLUNGA NECESSARIA
il calcolo è preciso ma le misure fornite dai velai non sempre: usatelo solo per armare la vela le prime volte disponendo di un vago riferimento, la messa a punto è l’unico valido riferimento - Mast. In inglese significa albero. Sulle vele indica la lunghezza di albero consigliata. Vedi anche “Luff”
- Materiali compositi. Combinazioni di materiali diversi disposti in modo da sfruttarne con successo le diverse caratteristiche meccaniche. Un caso di successo è quello del cemento armato nel quale il cemento si occupa di assorbire gli sforzi di compressione mentre l’acciaio quelli di trazione. Un’applicazione nel mondo del WS è data dal sandwich
- No nose. Letteralmente “senza prua”, viene usato per indicare un consistente arretramento dei volumi sulla tavola con conseguente assottigliamento della prua. Si veda anche egg shaped.
MCS. Sistema standard di classificazione della rigidezza degli alberi. Ogni vela riporta la proprio rigidezza di riferimento, cercate di seguirla. Per gli esperti: un surfista molto pesante tenderà a volere un albero un po’ più rigido di quanto prescritto perchè applicherà maggiore forza e la distorsione sarà maggiore. Viceversa per i più leggeri - Opera viva. E’ la parte bagnata dello scafo. Nelle vecchie tavole windsurfer l’opera viva era stondata mentre nei funboard è a spigolo vivo
- Poliestere (resina). Resina utilizzata nelle tavole in Clark Foam (poliuretano) durante gli anni ruggenti del custom. Catalizza molto rapidamente ed ha un ritiro apprezzabile. Nel campo delle costruzioni in vetroresina e della nautica va per la maggiore. Ripetiamo nuovamente che tutte le tavole attuali vanno riparate con resina o stucco epossidici.
- Polietilene (tavole in p.). Le tavole in polietilene e interno in poliuretano erano diffusissime fra i windsurfer negli anni ’70 e ’80. In epoche più recenti, Tiga ha presentato intere linee con questa costruzione che a fronte di un aumento di peso presenta una robustezza agli urti veramente notevole ed evita il problema della valvola. Purtroppo la rigidezza complessiva è piuttosto scarsa. Siccome le pelli di queste tavole sono formate da due gusci formati a caldo, vengono indicate anche come tavole termoformate.
Poliuretano (tavole in p.). Il poliuretano è un materiale a bassa densità che non viene attaccato dalla resina poliestere. Vedi Clark Foam e Polietilene - Powerbox. Tipo di scassa per pinne con vite passante caratterizzata dalla presenza di una sola vite centrale.
- PWA Professional Windsurfers Association. E’ l’organizzatore di riferimento a livello mondiale delle competizioni professionistiche.
- Race (attrezzature). Si tratta di attrezzature da regata sulle quali sono presenti tutte le soluzioni più innovative per incrementare le prestazioni senza compromessi a scapito della facilità di utilizzo e, nondimeno, della robustezza.
- Rocker (r. line). Vedi scoop rocker
- RAF (vele R.). Rotating Asymetrical Foils. Letteralmente indica le vele asimmetriche in cui le stecche ruotano intorno all’albero. Detto questo risulta chiaro che, a ben vedere, tutte le vele sono RAF. Questo acronimo fu inventato dalla Neil Pryde negli anni 80 al comparire delle vele totalmente steccate. Oggi viene impropriamente usato per indicare le vele senza camber
- RDM. Reduced Diameter Mast, albero di diametro ridotto. Alcune vele prescrivono questo tipo di alberi, in altre è solo consigliato. Personalmente consiglio di evitarli a meno che non si abbiano le capacita tecniche per apprezzare tale raffinatezza. Un albero RDM impone anche una prolunga RDM..
- Sandwich. Tecnologia di costruzione delle tavole. Consiste, di principio, nel rivestire un materiale molto leggero (schiuma a bassa densità o nido d’ape) con dei materiali di caratteristiche meccaniche elevate (vetroresina, carbonio, kevlar). Il materiale interno ha solo funzione di forma ovvero deve mantenere a distanza le pelli esterne le quali lavorano prevalentemente a trazione e compressione. Attualmente questa tecnologia copre la quasi totalità degli scafi e viene realizzata anche con metodi industriali mentre fino alla prima metà degli anni ’90 era dedicata solo agli attrezzi da professionisti.
- Scoop (s. line). Vedi scoop rocker
- Scoop rocker. Metodo di misurazione della linea della carena in sezione longitudinale. Più genericamente questa locuzione viene usata per identificare la linea della tavola. Uno scoop o scoop line pronunciato indica che la tavola ha “il naso all’insù” pertanto avrà più facilità a superare le onde e bassa tendenza all’ingavonamento nella discesa delle stesse. Le tavole orientate alla velocità hanno uno scoop poco pronunciato. Nelle discussioni da spiaggia si sente meno parlare di rocker (o rocker line): si tratta di applicare alla poppa dei concetti analoghi a quelli appena descritti per la prua, quindi una linea rocker pronuciata indica una buona curvatura in sezione longitudinale della zona posteriore. Un rocker pronunciato conferisce alla tavola una elevata capacità a curvare su raggi stretti.
- Scassa d’albero. Rotaia in cui si inserisce il piede d’albero. Può essere universale oppure fuori standard come accadeva in passato per alcune marche. In questo ultimo caso può risultare difficile acquistare un nuovo piede compatibile con la tavola.
- Shape. Forma. Termine inglese usato (e abusato) per indicare la forma della tavola nel suo complesso (distribuzione del volume, outline, ecc.)
- Shaper. L’artigiano che costruisce tavole. Letteralmente “il formatore”.
- Shaping o shapare. L’arte o l’azione di costruire tavole da WS
- Sinker. Letteralmente “che affonda”. Termine desueto che, agli albori del funboard, veniva usato per indicare una tavola con un volume ridotto. Andrebbero considerate sinker per un certo surfista tutte quelle tavole che gli risultano troppo piccole per recuperare la vela e navigare in vento debole
- Slalom (attrezzature). Termine tutt’ora in voga per indicare le attrezzature freeride. La parola nasce dalle competizioni di Slalom e di Slalom Downwind le quali sono composte da una serie di bordi veloci e strambate spettacolari.
- Slalom 42 (disciplina). Disciplina che attualmente regola le regate in seno al PWA molto simile al racing prima dell’avvento del Formula. La sigla 42 sta per “quattro vele e due tavole” le quali devono essere scelte dall’atleta prima della competizione. Vengono utilizzati prototipi con materiali all’avanguardia. Ha sostituito il Formula Windsurf e, a differenza di questo, i percorsi sono variegati e scelti di volta in volta, infine le strambate in boa tornano a farla da padrone.
- Sopra/sottoinvelatura. Situazione in cui la vela risulta troppo grande/piccola rispetto a altri fattori quali: intensità del vento, tipologia di tavola, peso corporeo, forza fisica. Si veda la pagina dedicata.
- Spin out. Perdita di portanza della pinna in fase di planata che porta la tavola a girare controvento. Dal punto di vista fisico, i filetti fluidi si distaccano dalla pinna che trovandosi in condizioni di stallo cessa di lavorare correttamente e di offrire portanza. Aldilà di una eccessiva richiesta da parte del surfista (bolina troppo stretta), allo s.o. possono concorrere altri fattori che provocano la formazione di bolle d’aria: i salti e le perdite di contatto anche parziali dei bordi della tavola con l’acqua sui chop. Secondo alcuni può essere determinante anche l’aria che può filtrare dalle viti delle scasse passanti fino alla carena per la differenza di pressione; coloro consigliano l’uso di rondelle in gomma per sigillare le teste delle viti sulla coperta. A seconda dell’attrezzatura il fenomeno dello s.o. si può presentare gradualmente e dare il tempo al surfista di intervenire per proseguire la planata correttamente oppure può essere repentino e concludersi con una caduta. Contrariamente a quanto si può pensare, lo spin out non avviene soltanto di bolina stretta ma in caso di mare formato e ad alte velocità si può presentare anche al lasco o all’inizio di una strambata.
- Strozzascotte. Lo s. è un fermo per le scotte. Passando una scotta dentro lo s. questa resta bloccata senza la necessità di effettuare nodi. Nel WS sono presenti sul caricabasso, sulla bugna, sulla maniglia del boma
- Stucco epossidico. Si tratta di uno stucco venduto in forma di bacchette che si applica direttamente sulle rotture delle tavole. E’ bicomponente quindi prima dell’applicazione va impastato per mescolarlo col catalizzatore. Secca in pochi minuti ed è carteggiabile. Le riparazioni con lo stucco possono essere effettuate direttamente in spiaggia e permettono di tornare in acqua in poco tempo. Lo s.e. funziona bene per tappare buchi e rotture in zone poco sollecitate quindi dove non si mettono i piedi nè ci sono tasselli o scasse
- Tail walking. Letteralmente “navigare sulla poppa”. In caso di forte sovrainvelatura la tavola tende a uscire dall’acqua e a navigare sulla poppa.
- Tasca d’albero. E’ la parte della vela conformata in modo tubolare in cui si inserisce l’albero.
- Termoformato (tavole in t.). Vedi polietilene
- Tuttle. Standard di scassa per pinna ideato per gli atleti di coppa del mondo alla fine degli anni ’80 per poter sopportare gli sforzi generati sulla tavola da pinne sempre più grandi. Si riconosce per la presenza di due viti passanti sulla coperta. Per pinne di lunghezza molto grande oltre i 45 cm esiste lo standard Deep Tuttle che si differenzia dal T. per la profondità della scassa ma la conicità è la stessa infatti in una scassa Deep Tuttle si possono montare pinne Tuttle.
- Twinzer. Tipo di tavola wave che presenta la possibilità di montare, a scelta, una pinna centrale oppure due pinne più piccole laterali.
- Twist. Comportamento della vela che, se regolata opportunamente, si svergola nella parte alta lasciando uscire una aliquota di vento sulle raffiche di maggiore intensità
- Volume (spinta di galleggiamento). Il volume della tavola è un parametro importante perchè fornisce la spinta di galleggiamento in kg forza: una tavola di 90 litri fornisce al massimo una spinta di galleggiamento di 90 kg. Quindi se il volume della tavola in litri – (peso tavola + peso vela+ peso surfista) > 0 , allora saremo in condizione di galleggiare anche da fermi, altrimenti no. Utile per calcolare il valore limite di volume per rientrare senza planare. In realtà il peso specifico dell’acqua di mare è leggermente maggiore dell’unità quindi il calcolo appena visto è cautelativo
- Volume (distribuzione del v.) La distribuzione del volume in una tavola gioca un ruolo fondamentale. Rivoluzionata nei primi anni ’90 con l’arrivo delle tavole “no nose” (vedi voce di glossario), la distribuzione dei volumi va ottimizzata al fine di massimizzare il rendimento della tavola in certe condizioni e ridurre i volumi parassiti ovvero inutili. Molto in breve: avere volume sotto il piede d’albero è utile per entrare in planata con poco vento, averne in poppa o, meglio, sotto le strap serve a passare i buchi di vento durante la planata. Il volume a prua serve principalmente in dislocamento o nelle tavole frestyle per eseguire alcune manovre
Autore: windsurfsardinia
Dove Fare Surf in Sardegna
Windsurf Sardegna ha deciso di stilare un elenco degli spot sardi, in modo da dare un linea guida a chiunque voglia praticare surf nell’isola.
In questa guida vogliamo darvi le informazioni principali per ognuno degli spot in cui si può praticare surf in Sardegna. Abbiamo diviso gli spot (spiagge) in cui si praticare surf in Sardegna in quattro macrocategorie.
Costa Sud
- Poetto di Cagliari
- Porto Armando
- Porto Giunco
- Setar
- Cancello
Difficoltà dello spot: Intermediate
- Racca Point
- Capolinea
- Torre delle stelle
- Capo Boi
- Su Conventeddu
- 33
- Chia (pipeline)
- Chia (Cala Cipolla)
Costa Est
- Sant Elmo (Iki Beach)
Costa Ovest
- Jeffreys bay
- Turri
- Maresciallo
Difficoltà dello spot: Expert
- La Tonnara
- La Peonia Rosa
- Porto Paglia
- Porto Paglia (secret)
- Plag’e mesu (spiaggia di mezzo)
- Funtanamare
- Masua
- Buggerru
- Portixeddu
- Guroneddu
Difficoltà dello spot: Expert
Anche noto col nome di ”Spiaggia di Acqua Sa Canna”.
Guroneddu è uno spot nella costa occidentale della Sardegna, situato a metà strada fra Funtanamare e Portoscuso. Anche nei giorni di mare più mosso non è possibile vedere bene l’onda che frange in quanto la baia di Goroneddu, anche detta Spiaggia di Acqua Sa Canna è situata alla fine di una lunga stradina, che un tempo permetteva anche il passaggio dei fuoristrada ma che ormai, a causa dell’erosione dovuta all’acqua e al forte vento di Maestrale, è percorribile solo a piedi. Il tempo di percorrenza è di circa 10 minuti per scendere e 15 per salire, in quanto la salità è molto ripida e piena di ostacoli. Ma non preoccupatevi! Se scegliete di Surfare a Guro sicuramente non rimpiangerete la camminata. Infatti la baia è un piccolo paradiso, lontano dal caos quotidiano, dove potrete surfare delle bellissime onde, che nei giorni di mare più grosso possono diventare davvero impegnative.
Alla fine del percorso arriverete in una spiaggia di sassi dove potrete tranquillamente lasciare la vostra borsa senza il pericolo di furti. Lo spot più gettonato è sulla sinistra, mentre sulla destra frange un’onda che è surfabile solo con onde di media taglia e che è davvero impegnativa (è chiamata dai Local il ”no limits”). Dalla spiaggia sarà ben visibile il reef sulla sinistra.
Per raggiungerlo conviene immergersi direttamente dal ciottolato, in quanto entrare dalle rocce davanti al punto in cui frange l’onda può essere molto impegnativo, sopratutto nelle giornate di mare grosso.
- Pistis (spiaggia)
- Pistis (the box)
- Pistis (reef)
- Piscinas
- S’Archittu
- S’arena scoada
- Putzu Idu
- Il pontile
- Mini Capo
- Capo Mannu
- Funtanazza
- Sa Mesa Longa
- Porto Ferro
- La Ciaccia
- Isola Rossa (Marinedda)
- La Speranza
- Rena Majore
Dove Fare Kitesurf in Sardegna
In Sardegna la stagione balneare dura tutto l’anno ed è divisa in “Stagione balneare estiva” compresa tra il 15 aprile ed il 31 Ottobre e “Stagione balneare invernale” compresa fra il 1 novembre ed il 14 aprile. Nella “Stagione balneare estiva” è obbligatoria una corsia di lancio dedicata. Per questo motivo abbiamo deciso di suddividere gli spot in due categorie: quelli attrezzati anche per l’estate e quelli in cui si può praticare solo d’inverno.
Il kite è uno sport moderno, che ha visto la sua nascita alla fine del XX secolo. Varie sono le discipline che si sono sviluppate:
- Kite Wave (Kitesurf su onda)
- Kite Freestyle (Kitesurf acrobatico)
- Kite Speed (Kitesurf di velocità
- Kite Hydrofoil
Spot estivi per il Kite in Sardegna
- Giorgino
Nel 2017 la scuola di Kitesurf Kitegeneration, con base a Cagliari e Punta Trettu è riuscita a ottenere una corsia di lancio in questa zona, dando a Sardi e turisti la possibilità di uscire in mare in uno spot a pochi minuti dal centro città, anche durante la stagione balneare. L’associazione mette lo spot a disposizione di tutti, a patto che si rispettino le poche regole indicate.
- Poetto
La sesta fermata è un’ampia zona del Poetto che prende il suo nome nel periodo in cui il tram ancora correva lungo il litorale e ogni zona della spiaggia era identificata in base alla fermata. È la parte più larga di tutta la spiaggia ed avendo una posizione centrale rispetto alla baia, è caratterizzata da venti poco rafficati, che vi permetteranno di far decollare il kite in tutta sicurezza. Lo scirocco (SE) arriva dritto on shore e porta onde considerevoli solo quando supera i venti nodi di intensità. I banchi di sabbia si muovono durante l’anno e quindi non i picchi migliori vanno ricercati lungo l’arenile; spesso davanti alla quarta si trovano onde più ripide ma che tendono al ”close out”, verso la quinta o la sesta invece le onde sono più aperte ma con meno spalla. Lo scirocco può portare alghe sull’arenile solo quando supera i 25 nodi. Il maestrale (NW) soffia off shore e non offre la possibilità di navigare senza l’assistenza da parte di una scuola di kite o di qualcuno qualificato che offra il servizio di lift. Nel caso in cui abbiate un’assistenza assicurata e di conseguenza possiate uscire in mare in sicurezza, è bene che sappiate che ci sono alcune zone nella baia dove il vento è molto rafficato, altre invece in cui il mastrale si distende e vi da la possibilità di navigare in tutta rilassatezza. Tra la zona degli ospedali e lo stabilimento dell’esercito il vento si distende, lasciandovi la possibilità di fare bordi di qualche centinaio di metri senza lo stress di un vento rafficato.
La scuola di kitesurf kitegeneration oltre a noleggiare kitesurf, surf, SUP e accessori, mette a disposizione il servizio, su richiesta anche d’inverno (contattarli per mezzo del sito web oppure chiedendo di persona al bar “Il Nilo” per avere maggiori informazioni).
- Maddalena Spiaggia
- Torre degli ulivi
- Copperton (Copertone)
- Flamingo Beach
- Chia (Su Giudeu)
- Porto Pino
Acqua limpida; buono con venti SW, W e NW (rafficato).
- Porto Botte (Is Solinas)
L’attività durante l’estate è tollerata ma non consentita.
- Porto Botte (Spiaggia Centrale)
- Porto Botte (Il fortino)
Perfetto per il freestyle.
- Spiaggia Grande
- Maresciallo
Spot che lavora raramente, consigliato per i più esperti che cercano onde grandi. Ottimo con vento da N oltre i 30 nodi.
- Calasetta
- Punta Trettu (Punt’e Trettu)
Ottimo per lezioni e freestyle. Acqua relativamente bassa e piatta che garantisce una attività sicura sia con venti di Scirocco che di Maestrale. Una volta arrivati ai parcheggi dovrete camminare una decina di minuti per arrivare al punto in cui è possibile montare il kite; ovvero una spiaggia che cambia notevolmente le sue dimensioni con la marea. Può infatti estendersi per qualche centinaio di metri o ridursi a tal punto da lasciare lo spazio per montare una decina di aquiloni. Ma non preoccupatevi! Appena dietro la spiaggia è presente uno spiazzo dove potrete settare il vostro kite in caso di sovraffolamento; quala vostra atrezzatura sarà al sicuro in quanto non sono presenti ne rocce ne rami che potranno danneggiarla! Attenzione però: non fate volare il kite direttamente da questo spazio nel caso in cui soffi vento di Maestrale! Infatti, sottovento sono presenti degli alberi che possono essere molto pericolosi. Per evitare ogni possibile danno fatevi aiutare da un amico e portate il kite e le linee sottovento agli ostacoli.
In spiaggia sono sempre presenti degli istruttori qualificati che vi possono dare una mano nel caso in cui abbiate qualche problema o abbiate bisogno di qualche consiglio; non abbiate timore, chiedete pure. Le scuole presenti nella spiaggia inoltre sono dotate di barca di assistenza; di conseguenza non preccupatevi nel caso in cui il vento cambi direzione (poco probabile) siete sempre al sicuro. Se avete letto attentamente tutte le precauzioni che vi abbiamo descritto, non vi resta che divertirvi.
- Funtanamare
Buono con maestrale com intensità maggiore ai 20 nodi. Infatti qua il vento è sempre inferiore a quello previsto e di conseguenza a causa delle forti correnti la bolina non è facile con venti leggeri. Le onde sono surfabili ma è difficile riuscire a trovare una parete aperta che non faccia “close out”, ovvero che non si chiuda tutta assieme all’improvviso.
- Portixeddu
Indicato solo per surf da onda, in quanto la montagna sulla parte N della baia protegge la zona in cui frange l’onda dai tipici venti di NW che creano una swell con cui lo spot lavora bene.
- Putzu Idu
Spiaggia dell’omonimo paesino, nel cui promontorio sono presenti i famosi spot del Capo, Mini Capo e del Pontile. Rappresenta un’ottima base di appoggio per i temerari che vogliono surfare le onde del Capo; infatti, il largo litorale è ottimo per montare il kite in sicurezza, in quanto il vento è costante e il beach break è di modeste dimensioni. Nei giorni di mare più mosso è possibile surfare anche l’onda sulla spiaggia.
- Mini Capo
Spot buono con vento di maestrale superiore ai 35 nodi, rafficato e adatto solo ai più audaci. Attenzione! Con vento più leggero lo spot è dedicato ai surfisti da onda, che possono essere anche molto aggressivi. Si consiglia di uscire in mare solo se nessun surfista è presente a causa del vento eccessivamente forte (a volte si trovano surfisti con il vento che soffia a più di trenta nodi).
- Capo Mannu
Spot accanto al mini Capo. Quando il vento è molto forte si può condividere lo spot con i surfisti e i windsurfisti, rispettando le precedenze e stando più esterni rispetto alla zona dove si vedono i surfisti (stare minimo a quaranta metri di distanza).
- Sa Mesa Longa (La laguna)
Lo spot si attiva su qualsiasi swell SW, W e soprattutto con le caratteristiche swell NW di maestrale. La caratteristica principale, che rende lo spot unico nel suo genere, è il tavolato che racchiude il golfo, formando una laguna di acqua cristallina. Questa, per via del fondale sabbioso, è connotata da un mare particolarmente azzurro e cristallino. Fuori dalla laguna, su un fondale roccioso, rompono un’onda A frame (fuori dall’isolotto) e una destra, sulla parte destra del golfo (più frequentata dai local). Spot più adato al surf che al windsurf o al kite, in quanto quando il vento on-shore o side-shore aumenta oltre i 10 nodi l’onda perde facilemente la sua forma e la corrente aumenta notevolmente. Il parcheggio nello sterrato presente nella zona centrale della spiaggia è interdetto.
- Alghero (Porto Ferro)
- Alghero (La Speranza)
- Alghero (Lido)
- Alghero (Bombarde)
- Alghero (Maria Pia)
- Alghero (Lazzaretto)
- Stintino (La Pelosa)
- Stintino (Le Saline)
- Spiaggia di Costa Paradiso
- Valledoria
- Badesi
- Porto Torres – Platamona (La Torretta)
- Porto Torres – Platamona (Terzo Pettine)
- Porto Torres – Platamona (Marina di Sorso)
- Isola Rossa (Marinedda)
- Porto pollo
Situata ai piedi di una delle sculture naturali più celebri della nostra Isola, L’orso di Palau. La baia è completamente dedicata ai Kite surfisti e, anche se il vento spesso è rafficato, lo spot è considerato essere uno dei migliori del nord Sardegna. Infatti, oltre a poter godere durante il giorno di una costante assistenza in mare, ci si può divertire durante la notte nei tanti locali sparsi lungo la spiaggia, che sono frequentati principalmente da ragazzi che praticano attività di mare.
- Vignola
- Palau
- Pittulongu
- Marinella
- Punta Saline
Anche questo spot è situato all’ interno del golfo di Olbia, caratterizzato da basso fondale e da scogli (non pericolosi) alle estremità della spiaggia. Non è molto conosciuto dai praticanti dello sport, infatti si tratta di una località poco frequentata in cui poter cercare il soffio perfetto per passare una giornata indimenticabile.
- Porto San Paolo
- Spiaggia di Don Diego
- San Teodoro (La Cinta – Puntaldia)
Quella che potrebbe sembrare vista dal satellite una striscia fine di sabbia bianca con il colore del mare cristallino è, a tutti gli effetti, uno dei luoghi preferiti dai kiter inesperti per imparare le prime mosse. Qui troverete diverse scuole che impartiscono lezioni giornaliere a chiunque voglia entrare nel mondo dell’ ”aquilone”. Il basso fondale fa da padrone per decine di metri e la mancanza di rocce rende la pratica accessibile a tutti. Centinaia di Bancarelle, bar e negozi garantiscono un servizio fino a tarda sera durante tutto il periodo della stagione estiva. Passarci una bella serata in compagnia è un MUST.
- La Caletta
- Cardedu
Uno dei pochi spot che lavorano bene in costa Est. Lavora bene con venti SE, che quando superano i 20 nodi creano anche onde considerevoli, surfabili nella parte Sud della spiaggia.
Spot invernali per il Kite in Sardegna
- Marina Maria – Porto Istana
Località situata all’interno del golfo di Olbia, è molto apprezzata da esperti kiters e da soggetti alle prime armi. Questo spot ha come peculiarità il fatto di disporre di una lunghissima spiaggia con fondale basso e sabbioso. Esposta soprattutto a maestrale e tramontana e a correnti marine non eccessivamente forti. I windsurfisti locali (local) possono essere aggressivi.
- Chia (Cala Cipolla)
- Porto Pirastu
- Costa Rei
- Cala Sinzias
- Simius
- Porto Giunco
- Campulongu
- Solanas
- Geremeas
È uno spot molto buono da ottobre ad aprile. Infatti è lo spot più vicino a Cagliari dove il maestrale soffia verso riva, quindi nei mesi in cui non ci sono molti bagnanti è perfetto per fare un salto al mare in una delle tante giornate quando il vento da nord ovest soffia sulla città. La sabbia bianca e l’acqua azzurra sono le caratteristiche principali. Le onde crescono raramente oltre il metro.
- Margine Rosso
- Poetto (Marina Piccola)
- Porto Armando
- Porto Taverna
Hydrofoil nel kitesurf
Introduzione all’Hydrofoil (o idrofoil)
Il foil è una tecnologia che permette a uno scafo (propulso da un motore o da una vela) di emergere totalmente dall’acqua, grazie all’azione idrodinamica di particolari superfici immerse.

Infatti la pressione dell’acqua sotto le ali, unita alla depressione che si forma sopra le stesse, genera una forza di portanza opposta al peso del mezzo, e permette una grande diminuzione della resistenza all’avanzamento e di conseguenza un aumento dell’efficienza energetica.

La curva in figura mostra qualitativamente la rapida riduzione della resistenza una volta che, raggiunta una certa velocità, lo scafo fuoriesce dall’acqua.
Gli elementi di cui è composta la pinna hydrofoil sono:
- Fusoliera: Si estende in lunghezza nel verso del moto. Trasmette la forza di sostentamento allo scafo tramite il piantone, a cui é collegata;
- Piantone (Mast o Keel): Trasmette la forza di sostentamento allo scafo, collegandolo alla fusoliera e alla superfici immerse che creano il lift;

- Ala portante e stabilizzatore: Sono le superfici che creano lift. La prima è in grado di dare tutta la portanza richiesta per separare lo scafo dalla superficie dall’acqua, la seconda invece bilancia il momento fornito dalla prima, con conseguenti effetti di stabilizzazione.


Storia dell’hydrofoil
Le pinne hydrofoils sono utilizzate in diversi tipi di imbarcazioni da ormai oltre 100 anni.
Il primo a progettare e costruire una pinna hydrofoil fu un italiano di nome Enrico Forlanini, nel 1906. Per il suo idroscafo (progenitore dei moderni aliscafi) Forlanini utilizzava un complesso di 4 gruppi di ali parallele (1 coppia a prua ed una coppia a poppa) di larghezza decrescente, a differenza delle ali hydrofoil singole in uso oggi.

Il design di Forlanini fu ripreso e migliorato da vari altri inventori nel corso dei decenni successivi (in particolare Alexander Graham Bell e Casey Baldwin), fino a quando intorno agli anni 50’ in tutto il mondo si cominciò a investire massivamente in imbarcazioni utilizzanti pinne hydrofoil, sia militari, che commerciali o passeggeri. Il boom si raggiunse nei decenni successivi (60’, 70’) ma da allora il loro utilizzo nelle imbarcazioni a motore é gradualmente calato, a causa di vari problemi dovuti, non solo ai costi di costruzione e manutenzione , ma anche a questioni di sicurezza ambientale. I materiali per le pinne hydrofoil fino ad allora furono metallici, gli stessi utilizzati per la struttura dell’imbarcazione.
L’utilizzo della pinna hydrofoil nelle discipline velistiche o hobbistiche cominciò già negli anni 60’, ma fu presto abbandonato, a causa dei costi e delle limitazione dovute ai materiali disponibili in quell’epoca. Dagli anni 2000’ però si è ripreso a investire in questa tecnologia. Principalmente perché nuovi materiali compositi hanno permesso di produrre appendici leggerissime e resistenti, con una serie di pinne dalle dimensioni studiate per ogni tipo di scafo e di vento. Un larga diffusione mediatica degli hydrofoil nella vela c’è stata grazie alla Coppa America, dall’anno 2010. Alcuni settori in cui il foil si è sviluppato, però, stanno nascendo solo ora e per questi la ricerca ha già raggiunto un momento di stazionarietà, in quanto i notevoli rischi del settore non suscitano l’interesse degli investitori.
Hydrofoil nel kitesurf
L’applicazione dell’hydrofoil al kitesurf risale agli anni 2000’.
Il design delle moderne tavole hydrofoil per il kitesurf varia in geometria in base al tipo di utilizzo che se ne deve fare. Le categorie principali son:
- principiante;
- freestyle;
- tavole da gare.

I kitefoil per principianti in genere sono progettati per essere maggiormente stabili a basse velocità. Quelli per freestyle invece sono piu’ adatti per effettuare acrobazie e salti e hanno quindi una maggiore manovrabilità, oltre ad essere strutturalmente più resistenti, per resistere agli impatti sull’acqua successivi al salto. I kitefoil da gara sono progettati per raggiungere le maggiori velocità con la maggiore stabilità possibile, per le diverse condizioni ventose. Per far ciò, queste ultime hanno un design minimale e sono costruiti in fibra di carbonio, per essere il piu’ leggere e resistenti possibile.
Gli hydrofoil per kitesurf (detti anche kitefoil) sono una combinazioni di vari componenti, ognuno con una funzione ben precisa. Sebbene sia facile progettare una pinna singola adatta a una certa condizione, è ben più complicato creare un kitefoil che si adatti al meglio a un ampio range di condizioni ventose,e quindi di velocità.

Per spiegar al meglio il funzionamento dei componenti di una pinna hydrofoil, é importante inizialmente comprendere i momenti piu’ importanti a cui é soggetto una tavola. Questi sono 3: rollio (roll): beccheggio (pitch) e imbardata (yaw). Per la comprensione del funzionamento del kitesurf possiamo considerare solamente i primi 2.

I kitefoil devono produrre una portanza sufficiente a sollevare fuori dall’acqua e supportare il kitesurfer, e allo stesso tempo produrre un momento di grandezza tale da permettere il bilanciamento. La portanza creata deve essere sufficiente in un ampio range di velocità che va da quella di partenza (velocità di “take off”) alla massima velocità (“top speed”).
La velocità di “take off” (letteralmente, velocità di decollo) è la velocità a cui la portanza inizia a essere tale da permettere al kitesurfer e alla tavola di separarsi dall’acqua.
Alla diminuzione di resistenza, dovuta al fatto che ora la tavola naviga non piu’ a contatto dell’acqua ma in aria ( la cui densità è circa 1000 volte minore di quella dell’acqua), corrisponde un aumento di velicità; a questo aumento di velocità corrisponde un aumento di portanza per il main foil, e una variazione di portanza dello stabilizzatore, che puo’ variare a seconda della tipologia utilizzata, come sarà discusso qui di seguito. Esistono due diversi sistemi di funzionamento dello stabilizzatore, che puo’ essere a portanza positiva e a portanza negativa.
Nel caso dello stabilizzatore a portata positiva, per avere equilibrio il momento della forza Fp (Forza peso del kiter meno forza esercitata dal kite) deve avere un braccio piu’ piccolo rispetto al secondo caso e perciò il kiter deve avere una maggiore abilità per stare in equilibrio.
Il bilanciamento del momento si rende evidente nel comportamento di ogni kitesurfer che utilizza i kitefoil, che centra il piede posteriore sul mast e utilizza il piede frontale per applicare una forza che equilibri il momento stabilizzante. In termiti semplificati, la tavola rappresenta una leva su cui il rider applica una forza, mentre bilancia la forza dello stabilizzatore con il suo piede frontale. Per contrastare il momento generato dalle forze portanti e da quelle resistenti.
Il momento stabilizzatore e la necessità del rider di controbilanciarlo portano a un equilibrio piu’ stabile, e l’abilità del rider sta nel mantenerlo in situazioni di venti variabili e durante le manovre come virate o strambate.


Nel caso in cui si abbia uno stabilizzatore a portata negativa, nonostante questo migliori la stabilità, diminuisce allo stesso modo il rapporto portanza/resistenza della pinna e perciò ne diminuisce l’efficienza.
Il compito del progettista di kitefoil sta nel creare una geometria tale che permetta al contempo sia di avere una portanza sufficiente in un ampio campo di condizioni ventose, sia di produrre un momento stabilizzante sufficiente a permettere il raggiungimento dell’equilibrio. Quindi in definitiva è richiesto di minimizzare il rapporto Portanza /Resistenza senza compromettere eccessivamente la stabilità.
Il design di un kitefoil è soggetto a un certo numero di vincoli che vanno considerati in fase di ottimizzazione progettuale. Nel caso in cui si voglia progettare un kitefoil da regata, vanno considerate le regole imposta dall’IKA (International Kitefoil association) che specifica che la lunghezza massima di un kitefoil, (misurata perpendicolarmente alla tavola) non può superare i 500 mm (i 5 m sono ben lontani dalle misure alle quali ci si è spinti allo stato dell’arte attuale, di circa 1.2m). Inoltre, le appendici possono essere massimo una, e il loro scopo deve essere principalmente quello di creare portanza. Non viene imposta alcuna limitazione riguardante i materiali.
Altri vincoli che devono essere considerati nella progettazione di un kitefoil sono quelli strutturali, dato che il kitefoil deve avere una geometria ottimizzata che si deve poter costruire e allo stesso tempo deve essere capace di sopportare gli sforzi a cui è sottoposta.
Basi Teoriche
Per comprendere il funzionamento degli elementi portanti dell’hydrofoil analizziamo la fisica di un profilo alare.
L’ala portante dell’ hydrofoil crea una forza di portanza, perpendicolare alla direzione del flusso, e una forza di resistenza, con la stessa direzione del flusso.
L’angolo di attacco α é l’angolo tra la direzione del flusso e la corda del profilo.
La Portanza prodotta da un profilo è direttamente proporzionale all’area della superficie alare (AL) e proporzionale al quadrato della velocità relativa del flusso (v); dipende inoltre dalla densità del fluido (ρ) e dal coefficiente di Portanza CL:
$$F_L=lift=\frac{1}{2}\rho A_mC_Lv^2$$
La Resistenza è funzione, dalla superficie alare (AR), dalla velocità relativa del flusso (v), del coefficiente di resistenza 𝐶𝐷 e dalla densità del fluido (ρ):
$$F_D=drag=\frac{1}{2}\rho A_mC_Dv^2$$

I coefficiente di portanza CL e di Resistenza CD si possono calcolare analiticamente, numericamente o sperimentalmente e sono funzione della forma del profilo e d’attacco. Tali coefficienti sono adimensionali.
$$C_L=\frac{L}{\frac{1}{2}\rho A_mv^2}$$
$$C_D=\frac{D}{\frac{1}{2}\rho A_mv^2}$$
